In Giappone stanno progettando satelliti spaziali in legno

L’Università di Kyoto, in collaborazione con un’azienda giapponese che si occupa di lavorazione del legname, sta sviluppando quello che in futuro potrebbe diventare uno standard: la realizzazione di satelliti spaziali in legno.

Tra i materiali presenti più in abbondanza sul nostro pianeta, il legno, oltre a essere duttile e molto resistente, è anche una risorsa riciclabile e rinnovabile. Da qui l’idea dei ricercatori di sfruttarne le proprietà per la costruzione di satelliti legno da mettere in orbita. E a pensarci non poteva che essere il Giappone, storico produttore di tecnologie tra le più avanzate e al contempo luogo in cui la lavorazione del legno è un’arte raffinata che si tramanda da secoli di generazione in generazione.

Perché dei satelliti spaziali in legno?

Due mani che lavorano su cubi in legno

Al progetto sta lavorando l’Università di Kyoto insieme a Sumitomo Forestry, azienda di base a Tokyo specializzata nella lavorazione del legname e nella produzione di strutture abitative e commerciali in legno, fondata addirittura nel 1691.
Le motivazioni dietro a questa sperimentazione sono molteplici, soprattutto ambientali — tema che ci è particolarmente caro. Innanzitutto la reperibilità del materiale e il minor impatto ambientale che questo ha nelle fasi di lavorazione. Inoltre il legno permette di ridurre drasticamente l’inquinamento atmosferico dovuto al rientro della cosiddetta “spazzatura spaziale” nell’atmosfera. Se un classico satellite, infatti, bruciando produce numerose particelle di allumina che poi stazionano per anni negli strati superiori dell’atmosfera, un equivalente in legno è in grado di consumarsi senza rilasciare sostanze dannose per l’aria o per il suolo.

Il problema della “spazzatura spaziale”

Spazzatura spaziale in orbita, elaborazione grafica

Potrebbe sembrare un problema da poco, quello delle particelle, ma in realtà il nostro pianeta è già oggi circondato da una sorta di discarica spaziale. In base ai dati del World Economic Forum, ci sono attualmente 6000 satelliti in orbita e il 60% di essi non è più funzionante. Con il costante aumento dei lanci che trasportano satelliti per le comunicazioni, per studi scientifici e a scopi militari, la “space junk” è destinata inesorabilmente ad aumentare.

Guidato dal professor Takao Doi, docente e astronauta (è stato il primo uomo a lanciare un boomerang nello spazio, racconta la BBC — a scopo scientifico, immaginiamo noi), lo studio prevede un primo lancio nel 2023, dopo aver testato il legno in luoghi terrestri dalle condizioni estreme, esattamente come fa Renner con alcuni dei suoi prodotti.

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.
Chiudi